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#news #ospedale #humanitas #Rozzano #Milano
Le leucemie sono patologie tumorali del sangue caratterizzate da una malattia della cellula staminale, la cellula madre responsabile della produzione di globuli bianchi, globuli rossi e piastrine. Le leucemie includono varie patologie del sangue, che possono essere acute o croniche. Le leucemie acute sono più gravi, hanno un impatto immediato in termini di rischio per la salute e vanno diagnosticate e trattate tempestivamente. Le leucemie croniche, invece, sono patologie indolenti, caratterizzate ugualmente da un difetto della cellula staminale o di un precursore delle cellule del sangue nel midollo, ma con una sintomatologia più sfumata.
Ne parliamo con il professor Matteo Della Porta, Capo Sezione Leucemie dell’Unità di Ematologia dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
Le leucemie acute si classificano in due diversi gruppi, che comportano percorsi terapeutici e impatti prognostici molto differenti: le leucemie mieloidi e le leucemie linfoidi.
Le leucemie mieloidi sono causate da un precursore delle cellule del sangue del midollo che è responsabile della produzione dei granulociti neutrofili, dei globuli rossi e delle piastrine.
Le leucemie linfoidi sono invece provocate da un precursore del sistema immunitario. In entrambi i casi, tuttavia, va definito con grande precisione il background genetico del paziente, ovvero le alterazioni molecolari specifiche di ciascuna persona, che costituiscono la base da cui partire per valutare il trattamento personalizzato più efficace.
Le leucemie croniche comprendono una varietà estremamente eterogenea di patologie in cui il difetto della cellula staminale comporta, nelle fasi iniziali, un’alterazione dei valori delle cellule del sangue di gravità inferiore e meno improvvisa. Nella maggior parte dei casi, le leucemie croniche, vengono diagnosticate in persone asintomatiche durante esami del sangue di controllo di routine prescritti dal medico di medicina generale.
In ogni caso le leucemie croniche non vanno sottovalutate perché la salute del sangue è fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo. Anche la cura delle leucemie croniche è personalizzata e, per questo, bisogna per prima cosa eseguire gli esami di analisi molecolare.
I sintomi della leucemia sono spesso sfumati. Tra questi ci sono:
In presenza di questi sintomi, soprattutto se persistenti, bisogna fare riferimento al medico di medicina generale. In genere, infatti, bastano gli esami del sangue per evidenziare un sospetto clinico di malattia acuta del sangue.
La leucemia ha un picco di incidenza nella popolazione generale dopo i 65-70 anni e, quindi, l’età è considerata il principale fattore di rischio per questa patologia. Con l’invecchiamento, infatti, la cellula staminale diventa più fragile e, come le altre cellule del nostro corpo, si può ammalare più facilmente.
Di recente, però, sono stati individuati in un numero limitato di casi alcuni fattori genetici di predisposizione ereditaria: in questi casi la leucemia origina da difetti del DNA ereditati dai propri genitori, che configurano una fragilità delle cellule emopoietiche che tendono ad ammalarsi con più frequenza rispetto a chi non ha la stessa predisposizione.
I trattamenti per la leucemia, sia acuta, sia cronica, si basano oggi sul concetto di medicina personalizzata. Come abbiamo detto, infatti, esistono diversi tipi di leucemie e ogni persona presenta un profilo molecolare specifico, quindi delle alterazioni del DNA e delle cellule che, in ogni singolo caso, definiscono in modo estremamente preciso la biologia della malattia. Nella medicina personalizzata si valutano nella pratica clinica queste alterazioni e, successivamente, si stabilisce quale tra i trattamenti innovativi che ci sono oggi a disposizione rappresenta la strategia più efficace per il singolo paziente.
La leucemia è una malattia da cui, oggi, si può guarire. Per la leucemia acuta è infatti possibile eseguire un trapianto di cellule staminali da donatore sano: una strategia terapeutica potenzialmente curativa, che può eradicare le cellule leucemiche da un soggetto malato in modo definitivo. Sempre per alcune tipologie di leucemia acuta, come la leucemia acuta promielocitica e la leucemia acuta linfoblastica, sono disponibili trattamenti mirati ai difetti specifici alla base della patologia.
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Le fratture sono interruzioni di un profilo osseo e possono interessare ossa lunghe o ossa brevi. Sono provocate da traumi determinati da scontri ad alta energia, come incidenti, contatti sportivi o cadute, oppure da una diminuzione della resistenza ossea, in presenza di patologie e infezioni. Le fratture si classificano in composte, se i due monconi sono allineati, o scomposte, se c’è un disallineamento osseo e, oggi, si tende a trattarle chirurgicamente.
Ne parliamo con il dottor Lorenzo Di Mento, Responsabile dell’Unità Operativa di Traumatologia presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
In caso di sospetta frattura bisogna recarsi al Pronto Soccorso. Se ci si trova in un ambiente urbano si devono chiamare i soccorsi al 112 per ricevere assistenza sanitaria se la frattura interessa gli arti inferiori, mentre se la frattura interessa gli arti superiori è possibile farsi accompagnare al Pronto Soccorso.
Se ci si trova in un ambiente rurale o boschivo, in caso di impossibilità di ricorrere immediatamente al soccorso sanitario, bisogna immobilizzare l’area interessata dalla frattura, se possibile facendosi aiutare, e recarsi in un’area dove è possibile contattare i soccorsi.
Oggi l’opzione terapeutica per le persone adulte è quasi sempre chirurgica. In presenza in particolare di fratture articolari è fondamentale che la riduzione sia perfetta e che la ripresa della funzione sia precoce e, per questo, il trattamento chirurgico viene in genere indicato anche in caso di scomposizioni lievi. Inoltre, l’immobilizzazione per un lungo periodo di arti o articolazioni può favorire l’insorgenza di rigidità e di osteoporosi da mancato uso.
Nei bambini, invece, la capacità di rimodellamento osseo è più alta e, in fase di accrescimento scheletrico, un intervento chirurgico può associarsi a danni nello sviluppo delle ossa. In questo caso, quindi, si preferisce un intervento conservativo.
Il tempo di guarigione di una frattura è di almeno 2-3 mesi. Si tratta infatti di tempistiche legate alla biologia individuale, che dipendono dalla fase di maturazione del callo. Distretti coperti da una quantità minore di muscoli, come gambe o clavicola, hanno dei tempi di guarigione in genere più lunghi rispetto ad altri distretti ossei.
In generale, l’intervento chirurgico e la stabilizzazione della frattura consentono di iniziare anticipatamente la fase di recupero funzionale, poiché questa non dipende solo dal callo in formazione ma è sostenuta da un mezzo di sintesi che riduce la frattura.
Nelle fratture composte l’osso guarisce e, con la formazione e il rimodellamento del callo osseo, in circa 2 anni può tornare come in precedenza alla frattura. In questo caso si possono riprendere tutte le attività che si svolgevano prima.
Se, invece, l’osso guarisce con un vizio d’asse o di rotazione, potrebbero presentarsi problematiche sia da un punto di vista anatomico, sia da un punto di vista funzionale. È quindi fondamentale che l’osso guarisca nella posizione corretta per garantire la sua funzionalità.
La visita ortopedica permette di studiare la struttura e la funzionalità dell’apparato locomotore per diagnosticare patologie acute, croniche o degenerative a carico della colonna vertebrale, degli arti superiori o degli arti inferiori.
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Il 9 e il 10 giugno 2026 il Centro Congressi dell’IRCCS Istituto Clinico di Rozzano ospiterà la seconda edizione del convegno di Cardiologia “Il cardiopatico controverso” diretto dal dottor Giovanni La Canna, Responsabile del Servizio di Diagnostica Ecografia Applicata e dalla dottoressa Lucia Torracca, Responsabile di Cardiochirurgia, con la segreteria scientifica della dottoressa Iside Scarfò, del Servizio di Diagnostica Ecografia Applicata.
Il convegno, come da titolo, è focalizzato su aspetti controversi della gestione diagnostica e terapeutica delle cardiopatie, che costituiscono fonte di dilemmi e sfide decisionali nella pratica clinica, per un’ottimale applicazione nel singolo paziente sia dei percorsi convenzionali che delle innovazioni emergenti.
I panel previsti durante il congresso si concentreranno sull’approfondimento di diverse patologie cardiache, tra cui:
Sarà inoltre lasciato spazio anche a tecniche diagnostiche tra cui l’ecocardiografia transesofagea nell’endocardite e la Photon Counting CT e alla discussione sull’uso dell’intelligenza artificiale in ecocardiografia nonché a trattamenti innovativi tra cui il trattamento con inibitori actina-miosina nella miocardiografia ipertrofica, la re-riparazione mitralica edge-edge percutanea, la chirurgia valvolare tricuspidale, e la TAVI. Ci sarà inoltre modo di affrontare il tema della gravidanza nella paziente cardiopatica e dilemmi clinici tra cui il trattamento con eparina e la chirurgia dell’endocardite nel paziente neoplastico.
Il convegno vedrà anche un intervento del professor Umberto Galimberti, filosofo e psicanalista, che presenterà una lettura filosofica intitolata: “Tachicardia. Parola greca che significa innamoramento”.
Per maggiori informazioni sul programma clicca qui.
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Prende il via a Milano il festival europeo dedicato a salute, prevenzione, innovazione e intelligenza artificiale. Dal 4 al 6 giugno, dalle 9 alle 20, Milano Health Week porterà in Piazza Gae Aulenti istituzioni, comunità scientifiche, ospedali, associazioni pazienti, aziende e cittadini con l’obiettivo di promuovere una cultura della prevenzione più consapevole e partecipativa, valorizzando il ruolo sempre più strategico della tecnologia e dell’intelligenza artificiale nel trasformare ricerca clinica, diagnosi, cura e qualità della vita delle persone.
Anche l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas, Humanitas University e Humanitas San Pio X saranno parte dell’iniziativa con talk, attività di divulgazione e consulti gratuiti.
Cuore della manifestazione infatti un grande villaggio open-air articolato in sei padiglioni tematici dedicati a salute femminile, salute maschile, neurologia e salute mentale, gastroenterologia e nutrizione, prevenzione oncologica e metabolismo cardiometabolico.
Tra le attività previste: ecografie e pap test con il truck LILT, spirometrie, test cognitivi, valutazioni cardiovascolari e percorsi cardio-metabolici, oltre a talk, workshop e incontri con specialisti dedicati ai temi della prevenzione, della diagnosi precoce, del mental wellness, del supporto ai pazienti e della qualità della vita.
ll programma completo della manifestazione, con il calendario degli eventi e le modalità di prenotazione per le attività dedicate alla prevenzione e agli incontri con gli specialisti, è disponibile sul sito ufficiale: https://www.healthweek.eu
Milano Health Week in Portanuova si svolge inoltre con il supporto di Comune di Milano, Regione Lombardia, Milano Wellness City 2030, Rete Italiana Città Sane OMS e Assolombarda ed è patrocinata da ESAIH (European Society for Artificial Intelligence in Health).
Alla manifestazione hanno dato il patrocinio, inoltre: AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri), SIMI (Società Italiana di Medicina Interna), SIN (Società Italiana di Neurologia), SIIAM (Società Italiana Intelligenza Artificiale in Medicina), SIAN Italia (Società Infermieri Area Neurologica), UEG (United European Gastroenterology), AIRIA (Associazione Italiana Regolazione Intelligenza Artificiale), Italian Tech Alliance, LIPHE (Logistica Integrata Pharma Healthcare), AMICI Italia, ACTO Lombardia, aBRCAdabra, W4O Italy e La Lampada di Aladino ETS.
Cuore della Milano Health Week in Portanuova sarà un grande villaggio open-air articolato in sei padiglioni tematici dedicati ai principali ambiti della salute. Un percorso multidisciplinare pensato per avvicinare cittadini, comunità scientifica e istituzioni ai temi della diagnosi precoce, della qualità della vita, della ricerca clinica e dell’evoluzione della medicina, con un focus sulle nuove tecnologie e sull’intelligenza artificiale applicata alla salute.
In particolare, gli specialisti Humanitas saranno coinvolti nel padiglione dedicato a Women’s Health e in quello dedicato a Oncologia: prevenzione e screening.
Women’s Health
Il padiglione Women’s Health della Milano Health Week in Portanuova sarà dedicato ai grandi temi della salute femminile, con un approccio multidisciplinare che unirà prevenzione, diagnosi precoce, benessere, fertilità, menopausa e innovazione clinica. Un percorso pensato per accompagnare le donne nelle diverse fasi della vita, promuovendo una maggiore consapevolezza sui temi della salute ginecologica e oncologica. Tra i principali focus: tumori ginecologici, prevenzione e screening, fertilità, benessere ormonale, salute riproduttiva e qualità della vita, con incontri con specialisti, attività informative e momenti di approfondimento aperti al pubblico.
«In Italia ogni anno ci sono circa 15.000 nuovi casi di tumori ginecologici, alcuni diagnosticati in stadio avanzato per insufficiente conoscenza della malattia e dei sintomi e la mancanza di programmi di screening in grado di aumentare la sopravvivenza. Questo ci dice che possiamo fare ancora molto in termini di sensibilizzazione e diagnosi precoce. Grazie ai progressi della Ricerca e a un approccio multidisciplinare in centri specializzati, oggi le possibilità di cura sono in costante miglioramento, ma conoscere la malattia è il primo passo. Con questo obiettivo saremo presenti alla Milano Health Week con approfondimenti che vanno dalla prevenzione alla cura, con uno sguardo globale al benessere della donna e della sua rete familiare, non solo in campo oncologico». Responsabile scientifico, Prof.ssa Domenica Lorusso, Responsabile Centro di Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X.
Oncologia: Prevenzione e Screening
Il padiglione Prevenzione & Oncologia sarà dedicato ai temi della prevenzione oncologica, della diagnosi precoce e dell’evoluzione delle terapie antitumorali, con particolare attenzione al ruolo della ricerca clinica, delle nuove tecnologie e della medicina personalizzata. Il percorso offrirà incontri con specialisti e approfondimenti dedicati ai corretti stili di vita, agli screening e alle innovazioni che stanno trasformando i percorsi di cura in ambito oncologico.
«Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 4 tumori su 10 potrebbero essere evitati adottando corretti stili di vita. A partire da questo dato, abbiamo organizzato le attività della Milano Health Week con consulti e incontri dedicati alla prevenzione e all’importanza degli screening. Parleremo di alimentazione, fumo, esposizione al sole, attività fisica e vaccinazioni, temi centrali per ridurre il rischio oncologico. Spazio anche ai progressi della Ricerca, ai nuovi farmaci e alle tecnologie che stanno contribuendo a rendere i percorsi di cura sempre più efficaci e personalizzati». Responsabile scientifico, Prof. Armando Santoro, Direttore Cancer Center dell’Irccs Istituto Clinico Humanitas.

Milano Health Week in Portanuova offrirà uno sguardo concreto sull’evoluzione dell’intelligenza artificiale applicata alla medicina, attraverso dimostrazioni, tecnologie innovative e applicazioni già oggi utilizzate nei diversi ambiti della prevenzione e della pratica clinica: dalle soluzioni di intelligenza artificiale applicate alla mammografia e al tumore della prostata all’endoscopia avanzata, dai modelli predittivi per il rischio cardiometabolico ai digital twin, dai sensori per il monitoraggio glicemico continuo alla voice AI e ambient AI per il supporto ai professionisti sanitari, fino alle piattaforme di synthetic data per la ricerca.
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Si è tenuto giovedì 28 maggio presso il Centro Congressi dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano un incontro scientifico dedicato a un importante traguardo per l’Urologia di Humanitas. Dieci anni fa, infatti, il professor Giorgio Guazzoni ha assunto la guida di un nuovo progetto clinico e organizzativo, contribuendo a rafforzare e sviluppare ulteriormente una realtà già presente in Humanitas. Da allora il gruppo di Urologia, guidato oggi dal dottor Paolo Casale, ha consolidato il proprio ruolo di riferimento a livello nazionale per volumi chirurgici, approcci mininvasivi, ricerca clinica e sviluppo di percorsi formativi avanzati.
Come sottolinea il dottor Casale, l’evento vuole “celebrare questo traguardo e rafforzare il senso di collaborazione e allineamento su visione clinica, didattica, scientifica tra tutte le Urologie di Humanitas e oltre”. L’obiettivo formativo è promuovere un aggiornamento integrato e pratico sulle principali aree della moderna urologia, favorendo lo scambio di competenze, il networking professionale e l’adozione di percorsi diagnostico-terapeutici sempre più efficaci, sicuri e basati sull’evidenza.
La collaborazione è infatti un elemento distintivo di questi dieci anni: sia con i team di Urologia del gruppo Humanitas (Humanitas San Pio X, Humanitas Mater Domini, Humanitas Gavazzeni, Humanitas Gradenigo e Humanitas Istituto Clinico Catanese), sia con le realtà che fanno parte della rete formativa della Scuola di Specialità di Urologia di Humanitas University come l’Istituto Clinico Città Studi, l’Ospedale di Vizzolo Predabissi e l’Ospedale di Borgomanero.
A livello di Gruppo Humanitas, la collaborazione diventa confronto in presenza di casi clinici complessi o laddove sia prevista l’introduzione di una nuova tecnica chirurgica e nella partecipazione ai congressi internazionali; dal punto di vista didattico si lavora in sinergia per aiutare la crescita professionale degli specializzandi.
Importante anche l’attività di ricerca: “Nel 2025 l’Urologia di Humanitas Rozzano ha totalizzato più di 400 punti di impact factor con più di 100 lavori, frutto di investimenti innovativi e tecnologici – conclude il prof. Nicolò Buffi, Direttore della Scuola di Specializzazione in Urologia di Humanitas University. Tra le tecnologie di spicco, un ecografo ad alta definizione (per la diagnosi di tumore della prostata), il trattamento focale per il tumore prostatico (HIFU) e il robot da Vinci single port”.
Elemento centrale di questo percorso è rappresentato dall’investimento continuo in ricerca traslazionale e innovazione tecnologica, che ha permesso a Humanitas e alla rete formativa di Humanitas University di consolidare un modello integrato tra attività clinica, sperimentazione e sviluppo tecnologico. In particolare, l’adozione di piattaforme avanzate di chirurgia mininvasiva e robotica, unitamente al potenziamento dei programmi di ricerca multicentrica, ha contribuito in modo significativo non solo al miglioramento degli outcome clinici, ma anche alla produzione scientifica e alla diffusione di nuove competenze. Questo approccio ha reso possibile una crescita strutturata della qualità assistenziale e della formazione, rafforzando il ruolo del gruppo come centro di riferimento nazionale e internazionale.
Il pomeriggio si è articolato in quattro sessioni dedicate a prostata, rene, vescica e didattica urologica. Attraverso letture magistrali e discussioni moderate da esperti riconosciuti, l’evento ha offerto una panoramica aggiornata sulle innovazioni terapeutiche, incluse le terapie mediche emergenti, gli approcci adiuvanti e le strategie per la gestione delle forme refrattarie.
Una parte specifica è stata inoltre dedicata ai modelli di formazione e simulazione, elemento fondamentale per preparare la nuova generazione di urologi e ridurre la variabilità di pratica clinica. Per finire, un momento celebrativo per valorizzare il percorso decennale del gruppo.
Alla giornata ha partecipato anche il prof. Patrizio Rigatti, che ha avuto un ruolo centrale nella formazione di tanti specialisti.
The post Dieci anni di Urologia in Humanitas: un evento scientifico dedicato appeared first on Humanitas.
La dermatite è un disturbo della pelle caratterizzato da un’infiammazione associata a chiazze rosse, pelle secca e prurito. Quando questi sintomi si sviluppano improvvisamente, senza cause scatenanti evidenti, come per esempio allergeni o contatto con determinate sostanze, e in un momento in cui la persona è sovraccarica da un punto di vista psicofisico, si può parlare di dermatite da stress.
Ne parliamo con il dottor Mario Valenti, dermatologo presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
Dermatite è un termine generico che si utilizza per definire un quadro di infiammazione della cute, caratterizzato tipicamente da sintomi come chiazze rosse, prurito e secchezza cutanea. Per questo è fondamentale una valutazione dermatologica specialistica in modo da poter individuare il quadro clinico della dermatite e instaurare una strategia terapeutica efficace per ogni singolo paziente.
In particolare le tipologie di dermatite sono:
Lo stress è un fattore aggravante e peggiorativo di una grande quantità di patologie infiammatorie della cute, tra cui varie forme di dermatite. Non è quindi corretto definire lo stress come l’unica causa scatenante della dermatite: sarebbe più corretto parlarne come di una concausa.
Momenti di tensione psicofisica, come possono essere per esempio fasi di grande impegno lavorativo o scolastico, possono concorrere a un’esacerbazione di malattia e a un peggioramento dei sintomi associati a diversi quadri di dermatite.
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Le radiazioni ionizzanti trovano impiego nella medicina nucleare sia a scopo diagnostico sia terapeutico. L’utilizzo dei radiofarmaci permette un’azione mirata, utile per studiare la funzionalità di organi e tessuti e per eliminare selettivamente le cellule patologiche, sia in ambito oncologico sia in quello non oncologico. I radiofarmaci possono essere di vario tipo e a occuparsi della scelta del radiofarmaco adatto alla patologia e alle condizioni cliniche del paziente è il medico specialista in medicina nucleare.
Ne parliamo con la professoressa Laura Evangelista, dell’Unità di Medicina Nucleare presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
La terapia con radiofarmaci è indicata oggi per pazienti con patologie come:
La preparazione per la terapia con i radiofarmaci varia in base al tipo di radiofarmaco che deve essere somministrato. Per esempio, ai pazienti che devono eseguire un trattamento per patologia della tiroide viene in genere richiesto di presentarsi a digiuno o di seguire specifiche indicazioni fornite in fase di vista dallo specialista in medicina nucleare.
Per i pazienti che devono sottoporsi a terapia nucleare per tumori neuroendocrini o per patologie prostatiche, non ci sono indicazioni precise da seguire. In ogni caso, il paziente riceverà tutte le informazioni da parte dello specialista per prepararsi al meglio al trattamento.
La terapia con i radiofarmaci viene in genere eseguita per via endovenosa ma, in un numero limitati di casi, può essere eseguita anche mediante somministrazione orale. La modalità di esecuzione della terapia dipende sia dal tipo di trattamento, sia dal tipo di patologia.
Per il trattamento di tumori maligni della prostata e tumori neuroendocrini è previsto un ricovero ordinario per una terapia per via endovenosa presso Centri specializzati in medicina nucleare. Nel tumore maligno della tiroide è prevista una ricovera ordinario dopo assunzione di una compressa per via orale. In caso, invece, di patologia benigna della tiroide, la somministrazione avviene per via orale ed il paziente può dimesso nel corso della stessa giornata.
Gli effetti collaterali associati alla somministrazione di radiofarmaci a scopo terapeutico sono molto limitati e possono comportare alterazioni a carico del sangue, della funzionalità renale ed epatica.
Si tratta, in genere, di effetti collaterali identificabili precocemente dal medico e gestibili in modo semplice e in un arco di tempo piuttosto breve.
The post Come funziona la terapia con i radiofarmaci? appeared first on Humanitas.
L’omero è l’osso del braccio che si estende dal gomito fino alla spalla. La sua estremità superiore, grazie alla testa omerale, si articola con la cavità glenoidea della scapola, formando l’articolazione scapolo-omerale, comunemente nota come spalla.
La porzione più vicina al gomito è chiamata epifisi distale, la parte centrale è la diafisi omerale, mentre la zona superiore prende il nome di epifisi prossimale.
La frattura, in base alla parte dell’osso coinvolta, si distingue in:
Quali sono i sintomi della frattura dell’omero prossimale e come viene trattata? Ne parliamo con il dottor Lorenzo Di Mento, Responsabile dell’Unità Operativa di Traumatologia presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
La frattura dell’omero prossimale è piuttosto comune nelle persone anziane, in particolare nelle donne con osteopenia o osteoporosi, spesso dopo una caduta.
Può però verificarsi a qualsiasi età in seguito a incidenti o traumi diretti alla spalla.
A seconda della fragilità ossea (comune nell’anziano) e del tipo di caduta, la frattura coinvolgente l’omero prossimale può essere più o meno grave. In alcuni casi può associarsi la contemporanea lussazione della spalla, rendendo il quadro clinico più grave ed il trattamento più urgente.
I sintomi di una frattura dell’omero variano a seconda del tipo di frattura, ma in genere includono:
In presenza di dolore, gonfiore e limitata funzionalità dell’arto dopo una caduta, è consigliabile immobilizzare l’estremità, applicare del ghiaccio e rivolgersi al Pronto Soccorso per una valutazione ortopedica.
La diagnosi viene effettuata dallo specialista ortopedico, che potrà prescrivere l’esecuzione di una radiografia come esame di primo livello; successivamente potrebbe rendersi necessaria una Tomografia Computerizzata (TAC), per eseguire la corretta diagnosi e pianificare l’eventuale trattamento chirurgico.
Nel caso di una frattura composta, e dunque ben allineata, il trattamento prevede l’immobilizzazione del braccio con un tutore specifico (tasca reggibraccio con fascione) o una fasciatura coprente arto e petto (bendaggio Desault), utile a sostenere l’arto e ridurre il dolore durante la guarigione ossea.
Il trattamento chirurgico può invece essere necessario in caso di fratture scomposte (soprattutto in varo) della testa omerale. Nel giovane il trattamento chirurgico prevede quasi sempre la riduzione e sintesi della frattura, anche quando la scomposizione è maggiore. Nell’anziano invece, soprattutto in caso di comminuzione della frattura o ridotto bone stock residuo della testa omerale fratturata, si privilegia la sostituzione protesica.
La visita ortopedica per la frattura della spalla serve a valutare la lesione della stessa, pianificare il trattamento adeguato e monitorare il processo di guarigione.
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La dermatite da contatto è una patologia dovuta a una reazione allergica della pelle provocata dal contatto con determinate sostanze responsabili della risposta immunologica dell’organismo. La reazione infiammatoria della dermatite da contatto è in genere improvvisa e comporta l’insorgenza di chiazze rosse, vescicole, croste e desquamazione, con un prurito più o meno intenso. La dermatite da contatto può essere allergica, se provocata da allergeni, oppure irritativa, se è provocata da sostanze irritanti.
Ne parliamo con il dottor Mario Valenti, dermatologo presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
La dermatite da contatto può essere di tipo allergico o irritativo. La dermatite allergica da contatto è provocata da sostanze allergizzanti, che nelle persone non allergiche non danno origine a reazioni sintomatiche, mentre la dermatite irritativa da contatto è causata da sostanze irritanti come detergenti o solventi.
La principale differenza tra i due tipi di dermatiti da contatto, da un punto di vista diagnostico, riguarda l’insorgenza dei sintomi: le sostanze irritanti, infatti, determinano un quadro di dermatite sin dal primo contatto. Quando si parla di dermatite allergica da contatto, invece, lo sviluppo dei sintomi avviene in un momento successivo a una preliminare sensibilizzazione all’allergene.
La diagnosi di dermatite allergica da contatto si basa sulla visita specialistica, durante la quale lo specialista valuta le manifestazioni fisiche della patologia e su un esame, il patch test.
Il patch test comporta l’utilizzo di specifici cerotti infusi di allergene che vengono applicati sulla schiena del paziente e rimossi dopo circa 3 giorni. Al momento della rimozione, il medico valuta le condizioni della cute sottostante per individuare eventuali reazioni allergiche specifiche.
Il patch test è fondamentale sia perché consente di distinguere un eventuale quadro di dermatite irritativa da un quadro di forme allergiche, sia perché consente di valutare quale sia la terapia più adeguata in base all’allergene coinvolto.
Il trattamento della dermatite allergica da contatto si basa principalmente sulla prevenzione dal contatto con lo specifico allergene e con una terapia a base di farmaci cortisonici.
La terapia farmacologica cortisonica è locale se la sintomatologia è lieve o sistemica se la dermatite è più grave. In presenza di sintomatologia pruriginosa, inoltre, si può intervenire con terapie antistaminiche per bocca.
La dermatite irritativa da contatto si manifesta quando si utilizzano prodotti a base di sostanze molto aggressive, anche in maniera ripetuta nel tempo. Per prevenire l’insorgenza di dermatite irritativa bisogna quindi evitare l’utilizzo delle sostanze che la provocano. Nelle forme acute di dermatite possono essere prescritte terapie cortisoniche sistemiche per brevi cicli.
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La terapia radiometabolica per il tumore tiroideo è una terapia a base di radioiodio, un isotopo radioattivo dello iodio (iodio-131), che si concentra nelle cellule tiroidee distruggendole grazie al suo effetto citotossico. La terapia radiometabolica viene utilizzata come terapia adiuvante post-intervento chirurgico di tiroidectomia oppure in fase di malattia metastatica.
Ne parliamo con il dottor Marcello Rodari, Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Nucleare presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
Il paziente che deve sottoporsi a terapia radiometabolica viene ricoverato per 2-3 notti in una stanza dedicata, schermata secondo le normative vigenti. Il primo giorno di ricovero il paziente si sottopone a esami del sangue e assume per via orale una capsula con iodio 131 secondo un dosaggio prestabilito; l’ultimo giorno di ricovero viene eseguita una scintigrafia total body per la valutazione della biodistribuzione. La scintigrafia è un esame che mostrando dove si distribuisce il radioiodio, consente di individuare eventuali residui tiroideo o eventuali ulteriori localizzazioni di malattia.
È fondamentale affidarsi a Centri specializzati in questa patologia, in cui il paziente viene preso in carico da un team multidisciplinare in cui collaborano specialisti in oncologia, endocrinologia, radioterapia, medicina nucleare e chirurgia, in modo da poter seguire le necessità cliniche in tutti i loro aspetti.
La terapia radiometabolica può associarsi a effetti collaterali precoci e tardivi.
Gli effetti collaterali precoci si risolvono fisiologicamente entro pochi giorni o settimane e in genere comprendono:
Gli effetti collaterali tardivi sono molto rari e interessano soprattutto pazienti con malattia metastatica che devono sottoporsi a più cicli di terapia con dosi elevate di radioiodio. Comprendono:
The post Tumori della tiroide: che cos’è la terapia radiometabolica appeared first on Humanitas.
Sono stati segnalati, nell’area di Milano, episodi di telefonate da parte di soggetti che si presentano come operatori o incaricati di strutture sanitarie, richiedendo informazioni personali o relative alle abitudini domestiche.
È importante prestare la massima attenzione e non fornire dati personali, informazioni sensibili o dettagli sulla propria presenza in casa a interlocutori di cui non sia possibile verificare con certezza l’identità.
In caso di dubbi, si raccomanda di interrompere la conversazione e contattare direttamente la propria struttura sanitaria di riferimento attraverso i canali ufficiali. Qualora si ritenga di essere stati coinvolti in un episodio sospetto, si invita inoltre a rivolgersi alle autorità competenti.
The post Attenzione alle telefonate sospette appeared first on Humanitas.
L’acne è un disturbo a carico della cute che comporta l’infiammazione dei follicoli piliferi e delle loro ghiandole sebacee. Interessa in particolare la pelle di viso, collo, torace e dorso e provoca lesioni cutanee come punti neri e punti bianchi (comedoni), pustole e papule fino ad arrivare, nei casi più severi, allo sviluppo di cisti e noduli con esiti cicatriziali e macchie persistenti nel tempo.
L’acne può essere provocata da vari fattori, tra cui l’alterazione del processo di formazione dello strato cutaneo, l’aumento della produzione di sebo e lo sviluppo di infiammazioni e infezioni batteriologiche.
Le persone interessate da acne si possono trovare a dover gestire il disturbo in varie situazioni quotidiane, in particolare in estate, quando si passa più tempo sotto il sole e ci si può trovare a contatto con l’acqua del mare.
Ne parliamo con la dottoressa Alessandra Narcisi, dermatologa presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
L’esposizione alla luce solare nei mesi in cui è più intensa va valutata da persona a persona in base alla fase in cui si trova l’acne. Se la cute è particolarmente infiammata, infatti, si dovrebbe evitare di prendere direttamente il sole prima di aver disinfiammato l’area acneica con un’opportuna terapia.
Se, invece, l’acne si trova in una fase stabile, la luce solare potrebbe essere d’aiuto, utilizzando però una protezione solare adeguata (50 SPF), non comedogenica e specifica per pelli acneiche, perché non deve occludere i pori, ed evitando anche di esporsi al sole nelle ore centrali della giornata. Un’esposizione eccessiva, infatti, può provocare l’ipercheratinizzazione della pelle, con un ispessimento degli strati cutanei superficiali e un aumento dell’infiammazione.
L’acqua di mare non fa male alla pelle acneica e, anzi, può contribuire a disinfiammare lesioni particolarmente infiammate o pustolose. Questo aspetto dipende però sia dalla salinità dell’acqua, sia dalla sua pulizia. In generale, dopo il bagno al mare, è consigliato risciacquare la pelle, con particolare attenzione al volto.
Per quanto riguarda i cosmetici, sebbene non sia stata ancora stabilita una correlazione diretta tra il loro uso e il peggioramento dell’acne, è importante, in particolare durante l’adolescenza, utilizzare trucchi non comedogenici, così da non occludere ulteriormente i pori della pelle ed evitare l’insorgenza di nuove lesioni infiammatorie. Bisogna anche evitare make-up a più strati e di andare a dormire senza aver prima struccato il viso. È infatti importante detergere la pelle sia di mattino, quando ci si sveglia, sia di sera prima di andare a dormire.
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Le paratiroidi sono quattro piccole ghiandole tipicamente situate in prossimità della tiroide. La loro funzione principale è la regolazione della calcemia, garantendo il mantenimento di livelli adeguati di calcio nell’organismo. Alterazioni in eccesso o in difetto di questo equilibrio possono determinare conseguenze cliniche significative, rendendo le paratiroidi indispensabili per l’omeostasi generale.
Ne parliamo con il professor Andrea Lania, responsabile dell’Unità di Endocrinologia e Diabetologia presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
Le paratiroidi svolgono un ruolo centrale nella regolazione del metabolismo del calcio, del fosforo e della vitamina D. Attraverso la secrezione dell’ormone paratiroideo (PTH), agiscono su rene, osso e intestino, modulando l’assorbimento e l’escrezione di questi substrati in funzione delle necessità dell’organismo. L’azione del PTH è essenziale per il mantenimento dell’omeostasi minerale e per la salute ossea, muscolare e cardiovascolare.
Un’iperattività delle paratiroidi determina l’iperparatiroidismo. Nella forma primitiva, l’ipersecrezione dell’ormone paratiroideo è causata dalla trasformazione adenomatosa di una o più ghiandole: gli adenomi paratiroidei, tumori benigni, producono ormone paratiroideo in modo autonomo e incontrollato, determinando ipercalcemia. Le conseguenze di questo squilibrio possono includere riduzione della densità minerale ossea e osteoporosi; nei casi più severi, l’ipercalcemia può causare aritmie cardiache, alterazioni neurologiche e nefrolitiasi, quest’ultima conseguente al sovraccarico di calcio filtrato a livello renale.
Il riscontro di ormone paratiroideo elevato è di per sé semplice sul piano delle analisi di laboratorio, ma la sua interpretazione richiede maggiore attenzione: l’incremento dell’ormone paratiroideo, infatti, non è necessariamente espressione di un’alterazione primitiva delle paratiroidi, potendo essere secondario a deficit di vitamina D, ipocalcemia o ad altre condizioni patologiche.
Una volta confermata la diagnosi di iperparatiroidismo primitivo mediante esami ematochimici e urinari, è necessario localizzare l’eventuale adenoma. Questa fase può risultare complessa: le ghiandole patologiche possono essere di piccole dimensioni e collocarsi in sedi difficilmente accessibili, come la regione retrotiroidea o il mediastino superiore. L’ecografia del collo rappresenta il primo approccio strumentale; nei casi più complessi si ricorre alla scintigrafia con sestamibi o alla PET con traccianti specifici.
In presenza di ipercalcemia grave o di complicanze quali insufficienza renale, nefrolitiasi, osteoporosi o ipercalciuria significativa, il trattamento di elezione è la paratiroidectomia chirurgica. L’intervento deve essere affidato a chirurghi con specifica esperienza in chirurgia cervico-endocrina.
Nei pazienti in cui la chirurgia è controindicata per le condizioni generali, è possibile ricorrere a una terapia farmacologica con calcio-mimetici. Questi farmaci agiscono simulando l’effetto del calcio sul recettore sensibile al calcio delle cellule paratiroidee, riducendo la secrezione di ormone paratiroideo e controllando la calcemia. Pur rappresentando un’opzione terapeutica efficace nel breve termine, questo approccio non garantisce la risoluzione definitiva delle complicanze d’organo a lungo termine.
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Con il servizio di prestazioni sanitarie HumanitasHome si conferma l’impegno di Humanitas di garantire, in forma privata, continuità assistenziale, comfort e sicurezza ai pazienti, anche al domicilio. Il servizio, attivo nelle aree di Milano, Bergamo e Varese, offre la continuità delle cure permettendo a chi non può recarsi in ospedale di ridurre gli spostamenti necessari e mantenere un percorso personalizzato. Tutte le prestazioni sono eseguite da personale sanitario qualificato e con rispetto delle norme igienico-sanitarie e dei protocolli clinici anche al domicilio del paziente.
HumanitasHome è un servizio privato utile per tutti quei pazienti ambulatoriali che hanno bisogno di continuità nei controlli ma che hanno difficoltà a recarsi in ospedale. Per esempio persone con difficoltà di deambulazione, in convalescenza post-ricovero, persone anziane o fragili, o pazienti cronici, ma anche chi per qualsiasi altro motivo ha difficoltà a raggiungere la sede ospedaliera. Tutti gli interventi di HumanitasHome sono personalizzati sulle esigenze del singolo paziente e di eventuali caregiver.
Le prestazioni sanitarie HumanitasHome comprendono un’alta gamma di servizi, tra cui prelievi e analisi di laboratorio ed esami diagnostici come quelli radiologici, rivolti a pazienti in fase acuta o cronica, anche in cura presso un centro diverso da Humanitas, ma che hanno necessità di eseguire determinati esami. La refertazione è rapida e i referti vengono caricati nella cartella clinica Humanitas, restando a disposizione del paziente e del medico specialista.
Accedendo all’App Humanitas con te o al sito www.humanitasconte.it è possibile consultare le disponibilità e prenotare il proprio appuntamento a domicilio.
Una volta collegati alla homepage del portale www.humanitasconte.it bisogna:
Il sistema, a prenotazione conclusa, invia automaticamente una e-mail con i dettagli dell’appuntamento. Per eventuali chiarimenti successivi alla prenotazione, è possibile contattare il numero 0282248224, attivo da lunedì a venerdì dalle 8:00 alle 19:00 e il sabato dalle 8:00 alle 13:00.
HumanitasHome è un servizio erogato in regime privato.
HumanitasHome offre un servizio di prelievi a domicilio eseguiti da infermieri abilitati, che seguono direttamente a casa del paziente le stesse procedure che si adottano nei punti prelievi autorizzati, con provette e materiali diagnostici trasportati nel rispetto dei requisiti di sicurezza, sia per quanto riguarda le modalità che i tempi. L’analisi viene successivamente eseguita nel Laboratorio Analisi di Humanitas.
Prenotando l’esame ematico è anche possibile eseguire l’esame delle urine: basta infatti prenotare l’esame ematico e si verrà ricontattati da un operatore Humanitas che chiederà il dettaglio delle prestazioni richieste.
In questo caso, è possibile ritirare l’apposito contenitore sterile presso il Punto Prelievi di Humanitas portando con sé l’impegnativa/prenotazione.
I prelievi a domicilio si eseguono al mattino e il paziente deve digiunare dalla sera precedente l’esame (si può bere acqua). Se si assume una terapia farmacologica quotidiana bisogna consultare il medico per avere indicazioni su eventuali modifiche nell’assunzione del farmaco.
Al prelievo ematico si può accedere anche con ricetta medica SSN e con pagamento a parte del servizio di prestazione a domicilio.
Con HumanitasHome è possibile eseguire radiografie a domicilio di: addome, anca, avambraccio, bacino, clavicola, cranio, femore, gamba, ginocchio, mano, gomito, ossa nasali, piede/caviglia, polso, rachide (colonna) cervicale, dorsale, lombosacrale, sacrococcigea, spalla, sterno, torace.
La radiografia dura 30-40 minuti circa e viene eseguita da un tecnico radiologo con strumentazione portatile e un collega in supporto. La strumentazione può essere installata anche in spazi ridotti e per pazienti anche in sedia a rotelle o allettati, e l’installazione è molto rapida. Inoltre, non è richiesta una preparazione specifica per il paziente prima di eseguire la radiografia.
Le radiazioni ricevute dal paziente durante la radiografia domiciliare, sono analoghe a quelle di una radiografia eseguita in sede ospedaliera. Non bisogna temere il rischio di contaminazione ambientale perché l’attrezzatura portatile consente di non contaminare l’ambiente, non comportando così rischi né per il paziente né per altre persone presenti al domicilio. Inoltre il tecnico radiologo ha a disposizione dispositivi di protezione individuale per il paziente e per sé stesso.
Nonostante il servizio HumanitasHome sia privato, per prenotare la radiografia a domicilio bisogna avere una prescrizione medica del proprio medico di medicina generale o di uno specialista.
Con HumanitasHome è possibile eseguire l’elettrocardiogramma (ECG) a domicilio, in regime privato.
L’esame viene eseguito da un operatore sanitario che si presenta all’indirizzo indicato in fase di prenotazione con la strumentazione necessaria. Nel giro di pochi minuti installa i macchinari, anche negli spazi più ridotti, per realizzare l’ECG. Il paziente può trovarsi a letto, sul divano, su una sedia a rotelle, in piedi o seduto su una sedia, a seconda delle sue condizioni.
L’ECG a domicilio non richiede una preparazione specifica da parte del paziente e ha una durata molto contenuta. La strumentazione portatile utilizzata garantisce la stessa qualità diagnostica di un esame eseguito in sede ospedaliera, senza comportare rischi né per il paziente né per le altre persone presenti al domicilio.
Nonostante il servizio HumanitasHome sia privato, per prenotare l’ECG a domicilio è necessaria una prescrizione medica del proprio medico di medicina generale o di uno specialista.
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Si terrà dal 20 al 24 maggio la ventunesima edizione del Festival dell’Economia di Trento dal titolo “Dal mercato ai nuovi poteri. Le speranze dei giovani”. Un titolo che mette a confronto gli scenari della geopolitica e le speranze dei giovani di fronte a paure e incertezze.
Il tema verrà declinato su 14 filoni, tra i quali anche medicina, salute e sanità. Il Festival vede la partecipazione dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas, con la presenza del professor Andrea Laghi, Direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini.
Il panel, intitolato “Curarsi con l’intelligenza artificiale”, sarà il 22 maggio 2026 dalle 14:30 alle 15:15 presso la Camera di Commercio – Sala Calepini. Insieme al prof Laghi ci saranno Domenico Mantoan, amministratore delegato dell’ospedale P. Pederzoli, Peschiera del Garda; Chiara Sgarbossa, direttrice degli osservatori sanità digitale e life science innovation Politecnico di Milano.
L’intelligenza artificiale è già ampiamente utilizzata in medicina, soprattutto in ambito diagnostico: è quella integrata direttamente nei macchinari di Imaging che consente, per esempio, di ridurre le dosi di radiazioni, ottimizzare la qualità delle immagini e i tempi di acquisizione e standardizzare i percorsi, rendendoli sempre più riproducibili.
Si sta poi affermando un’intelligenza artificiale che affianca il medico radiologo nella lettura delle immagini e nella refertazione, contribuendo a migliorare l’accuratezza e l’efficienza del lavoro clinico.
“Se l’AI consente di rendere più efficienti sia l’imaging sia il percorso del paziente, ogni introduzione di soluzioni di intelligenza artificiale in medicina deve essere attentamente valutata. Per questo è fondamentale il coinvolgimento di team multiprofessionali – che includano oltre ai clinici, anche ingegneri ed esperti di data analysis – in grado di analizzare l’adozione delle tecnologie in base al contesto specifico. È altrettanto importante rivalutare i sistemi una volta implementati, per verificarne l’efficacia rispetto alle esigenze cliniche e i benefici in termini di qualità delle cure e sostenibilità dei processi”, spiega il prof Laghi.
Per saperne di più:
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La nevralgia del trigemino è un’infiammazione dolorosa del nervo trigemino, il quinto nervo cranico. Il trigemino è costituito da tre branche: la branca oftalmica, la branca mascellare e la branca mandibolare. La nevralgia è in genere monolaterale e interessa una delle branche del nervo.
La nevralgia del trigemino può essere di origine infiammatoria, virale oppure associata a un forte stress: in base alle cause è possibile valutare il trattamento più adatto per alleviare il dolore.
Ne parliamo con la dottoressa Vanessa Rossi, dell’Unità di Otorinolaringoiatria presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
Il sintomo caratteristico della nevralgia del trigemino è un dolore monolaterale di tipo urente, molto acuto e intenso. La sua durata può essere variabile, da pochi secondi a qualche minuto, e tende a ripetersi nell’arco di uno o più giorni. Se non trattato immediatamente, il dolore tende a cronicizzarsi e a diventare fisso e persistente.
Le cause della nevralgia del trigemino sono principalmente infiammatorie o virali. Spesso, tuttavia, la patologia può insorgere anche senza associazione ad altri eventi morbosi (causa idiopatica).
La nevralgia del trigemino può inoltre risultare associata anche allo stress, che non è però considerato un evento scatenante ma aggravante. In particolare, il dolore provocato dalla nevralgia tende a generare ansia in chi ne è interessato e, inoltre, il disturbo tende a irradiarsi ai nervi masticatori per cui la persona è portata serrare maggiormente i muscoli del volto, aggravando così il dolore stesso.
La diagnosi e la terapia della nevralgia del trigemino sono di competenza neurologica, ma possono essere espresse anche dallo specialista otorinolaringoiatra, in particolare quando la diagnosi è differenziale rispetto ad altre patologie. Il dolore al volto caratteristico della nevralgia del trigemino, infatti, può essere anche sintomo di patologie diverse, come quelle dell’articolazione temporo-mandibolare, le infiammazioni locali, o, nei casi più gravi, patologie tumorali.
Il trattamento della patologia varia in base alla causa sottostante e può comportare l’assunzione di farmaci antinfiammatori, farmaci antivirali o, quando la nevralgia è idiopatica, farmaci anticonvulsivanti. In quest’ultimo caso si tratta di una terapia specifica prescritta esclusivamente dallo specialista neurologo.
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