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News Ospedale Humanitas di Rozzano(Milano)

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Anche Humanitas alla MILANO HEALTH WEEK 2026: dal 4 al 6 giugno, in Piazza Gae Aulenti
Data articolo:Fri, 29 May 2026 07:47:48 +0000

Prende il via a Milano il festival europeo dedicato a salute, prevenzione, innovazione e intelligenza artificiale. Dal 4 al 6 giugno, dalle 9 alle 20, Milano Health Week porterà in Piazza Gae Aulenti istituzioni, comunità scientifiche, ospedali, associazioni pazienti, aziende e cittadini con l’obiettivo di promuovere una cultura della prevenzione più consapevole e partecipativa, valorizzando il ruolo sempre più strategico della tecnologia e dell’intelligenza artificiale nel trasformare ricerca clinica, diagnosi, cura e qualità della vita delle persone.

Anche l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas, Humanitas University e Humanitas San Pio X saranno parte dell’iniziativa con talk, attività di divulgazione e consulti gratuiti.

Cuore della manifestazione infatti un grande villaggio open-air articolato in sei padiglioni tematici dedicati a salute femminile, salute maschile, neurologia e salute mentale, gastroenterologia e nutrizione, prevenzione oncologica e metabolismo cardiometabolico.

Tra le attività previste: ecografie e pap test con il truck LILT, spirometrie, test cognitivi, valutazioni cardiovascolari e percorsi cardio-metabolici, oltre a talk, workshop e incontri con specialisti dedicati ai temi della prevenzione, della diagnosi precoce, del mental wellness, del supporto ai pazienti e della qualità della vita.

ll programma completo della manifestazione, con il calendario degli eventi e le modalità di prenotazione per le attività dedicate alla prevenzione e agli incontri con gli specialisti, è disponibile sul sito ufficiale: https://www.healthweek.eu

Milano Health Week in Portanuova si svolge inoltre con il supporto di Comune di Milano, Regione Lombardia, Milano Wellness City 2030, Rete Italiana Città Sane OMS e Assolombarda ed è patrocinata da ESAIH (European Society for Artificial Intelligence in Health).

Alla manifestazione hanno dato il patrocinio, inoltre: AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri), SIMI (Società Italiana di Medicina Interna), SIN (Società Italiana di Neurologia), SIIAM (Società Italiana Intelligenza Artificiale in Medicina), SIAN Italia (Società Infermieri Area Neurologica), UEG (United European Gastroenterology), AIRIA (Associazione Italiana Regolazione Intelligenza Artificiale), Italian Tech Alliance, LIPHE (Logistica Integrata Pharma Healthcare), AMICI Italia, ACTO Lombardia, aBRCAdabra, W4O Italy e La Lampada di Aladino ETS.

Humanitas alla Milano Health Week

Cuore della Milano Health Week in Portanuova sarà un grande villaggio open-air articolato in sei padiglioni tematici dedicati ai principali ambiti della salute. Un percorso multidisciplinare pensato per avvicinare cittadini, comunità scientifica e istituzioni ai temi della diagnosi precoce, della qualità della vita, della ricerca clinica e dell’evoluzione della medicina, con un focus sulle nuove tecnologie e sull’intelligenza artificiale applicata alla salute.

In particolare, gli specialisti Humanitas saranno coinvolti nel padiglione dedicato a Women’s Health e in quello dedicato a Oncologia: prevenzione e screening.

Women’s Health

Il padiglione Women’s Health della Milano Health Week in Portanuova sarà dedicato ai grandi temi della salute femminile, con un approccio multidisciplinare che unirà prevenzione, diagnosi precoce, benessere, fertilità, menopausa e innovazione clinica. Un percorso pensato per accompagnare le donne nelle diverse fasi della vita, promuovendo una maggiore consapevolezza sui temi della salute ginecologica e oncologica. Tra i principali focus: tumori ginecologici, prevenzione e screening, fertilità, benessere ormonale, salute riproduttiva e qualità della vita, con incontri con specialisti, attività informative e momenti di approfondimento aperti al pubblico.

«In Italia ogni anno ci sono circa 15.000 nuovi casi di tumori ginecologici, alcuni diagnosticati in stadio avanzato per insufficiente conoscenza della malattia e dei sintomi e la mancanza di programmi di screening in grado di aumentare la sopravvivenza. Questo ci dice che possiamo fare ancora molto in termini di sensibilizzazione e diagnosi precoce. Grazie ai progressi della Ricerca e a un approccio multidisciplinare in centri specializzati, oggi le possibilità di cura sono in costante miglioramento, ma conoscere la malattia è il primo passo. Con questo obiettivo saremo presenti alla Milano Health Week con approfondimenti che vanno dalla prevenzione alla cura, con uno sguardo globale al benessere della donna e della sua rete familiare, non solo in campo oncologico». Responsabile scientifico, Prof.ssa Domenica Lorusso, Responsabile Centro di Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X.

Oncologia: Prevenzione e Screening

Il padiglione Prevenzione & Oncologia sarà dedicato ai temi della prevenzione oncologica, della diagnosi precoce e dell’evoluzione delle terapie antitumorali, con particolare attenzione al ruolo della ricerca clinica, delle nuove tecnologie e della medicina personalizzata. Il percorso offrirà incontri con specialisti e approfondimenti dedicati ai corretti stili di vita, agli screening e alle innovazioni che stanno trasformando i percorsi di cura in ambito oncologico.

«Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 4 tumori su 10 potrebbero essere evitati adottando corretti stili di vita. A partire da questo dato, abbiamo organizzato le attività della Milano Health Week con consulti e incontri dedicati alla prevenzione e all’importanza degli screening. Parleremo di alimentazione, fumo, esposizione al sole, attività fisica e vaccinazioni, temi centrali per ridurre il rischio oncologico. Spazio anche ai progressi della Ricerca, ai nuovi farmaci e alle tecnologie che stanno contribuendo a rendere i percorsi di cura sempre più efficaci e personalizzati». Responsabile scientifico, Prof. Armando Santoro, Direttore Cancer Center dell’Irccs Istituto Clinico Humanitas.



Salute e Intellgenza Artificiale

Milano Health Week in Portanuova offrirà uno sguardo concreto sull’evoluzione dell’intelligenza artificiale applicata alla medicina, attraverso dimostrazioni, tecnologie innovative e applicazioni già oggi utilizzate nei diversi ambiti della prevenzione e della pratica clinica: dalle soluzioni di intelligenza artificiale applicate alla mammografia e al tumore della prostata all’endoscopia avanzata, dai modelli predittivi per il rischio cardiometabolico ai digital twin, dai sensori per il monitoraggio glicemico continuo alla voice AI e ambient AI per il supporto ai professionisti sanitari, fino alle piattaforme di synthetic data per la ricerca.


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Dieci anni di Urologia in Humanitas: un evento scientifico dedicato
Data articolo:Fri, 29 May 2026 07:01:22 +0000

Si è tenuto giovedì 28 maggio presso il Centro Congressi dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano un incontro scientifico dedicato a un importante traguardo per l’Urologia di Humanitas. Dieci anni fa, infatti, il professor Giorgio Guazzoni ha assunto la guida di un nuovo progetto clinico e organizzativo, contribuendo a rafforzare e sviluppare ulteriormente una realtà già presente in Humanitas. Da allora il gruppo di Urologia, guidato oggi dal dottor Paolo Casale, ha consolidato il proprio ruolo di riferimento a livello nazionale per volumi chirurgici, approcci mininvasivi, ricerca clinica e sviluppo di percorsi formativi avanzati.

Come sottolinea il dottor Casale, l’evento vuole “celebrare questo traguardo e rafforzare il senso di collaborazione e allineamento su visione clinica, didattica, scientifica tra tutte le Urologie di Humanitas e oltre”. L’obiettivo formativo è promuovere un aggiornamento integrato e pratico sulle principali aree della moderna urologia, favorendo lo scambio di competenze, il networking professionale e l’adozione di percorsi diagnostico-terapeutici sempre più efficaci, sicuri e basati sull’evidenza.

La collaborazione è infatti un elemento distintivo di questi dieci anni: sia con i team di Urologia del gruppo Humanitas (Humanitas San Pio X, Humanitas Mater Domini, Humanitas Gavazzeni, Humanitas Gradenigo e Humanitas Istituto Clinico Catanese), sia con le realtà che fanno parte della rete formativa della Scuola di Specialità di Urologia di Humanitas University come l’Istituto Clinico Città Studi, l’Ospedale di Vizzolo Predabissi e l’Ospedale di Borgomanero.

A livello di Gruppo Humanitas, la collaborazione diventa confronto in presenza di casi clinici complessi o laddove sia prevista l’introduzione di una nuova tecnica chirurgica e nella partecipazione ai congressi internazionali; dal punto di vista didattico si lavora in sinergia per aiutare la crescita professionale degli specializzandi.

Importante anche l’attività di ricerca: “Nel 2025 l’Urologia di Humanitas Rozzano ha totalizzato più di 400 punti di impact factor con più di 100 lavori, frutto di investimenti innovativi e tecnologici – conclude il prof. Nicolò Buffi, Direttore della Scuola di Specializzazione in Urologia di Humanitas University. Tra le tecnologie di spicco, un ecografo ad alta definizione (per la diagnosi di tumore della prostata), il trattamento focale per il tumore prostatico (HIFU) e il robot da Vinci single port”.

Elemento centrale di questo percorso è rappresentato dall’investimento continuo in ricerca traslazionale e innovazione tecnologica, che ha permesso a Humanitas e alla rete formativa di Humanitas University di consolidare un modello integrato tra attività clinica, sperimentazione e sviluppo tecnologico. In particolare, l’adozione di piattaforme avanzate di chirurgia mininvasiva e robotica, unitamente al potenziamento dei programmi di ricerca multicentrica, ha contribuito in modo significativo non solo al miglioramento degli outcome clinici, ma anche alla produzione scientifica e alla diffusione di nuove competenze. Questo approccio ha reso possibile una crescita strutturata della qualità assistenziale e della formazione, rafforzando il ruolo del gruppo come centro di riferimento nazionale e internazionale.

Il pomeriggio si è articolato in quattro sessioni dedicate a prostata, rene, vescica e didattica urologica. Attraverso letture magistrali e discussioni moderate da esperti riconosciuti, l’evento ha offerto una panoramica aggiornata sulle innovazioni terapeutiche, incluse le terapie mediche emergenti, gli approcci adiuvanti e le strategie per la gestione delle forme refrattarie.

Una parte specifica è stata inoltre dedicata ai modelli di formazione e simulazione, elemento fondamentale per preparare la nuova generazione di urologi e ridurre la variabilità di pratica clinica. Per finire, un momento celebrativo per valorizzare il percorso decennale del gruppo.

Alla giornata ha partecipato anche il prof. Patrizio Rigatti, che ha avuto un ruolo centrale nella formazione di tanti specialisti.


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Si può parlare di dermatite da stress?
Data articolo:Thu, 28 May 2026 08:32:59 +0000

La dermatite è un disturbo della pelle caratterizzato da un’infiammazione associata a chiazze rosse, pelle secca e prurito. Quando questi sintomi si sviluppano improvvisamente, senza cause scatenanti evidenti, come per esempio allergeni o contatto con determinate sostanze, e in un momento in cui la persona è sovraccarica da un punto di vista psicofisico, si può parlare di dermatite da stress.

Ne parliamo con il dottor Mario Valenti, dermatologo presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.

Dermatite: che cos’è e le tipologie

Dermatite è un termine generico che si utilizza per definire un quadro di infiammazione della cute, caratterizzato tipicamente da sintomi come chiazze rosse, prurito e secchezza cutanea. Per questo è fondamentale una valutazione dermatologica specialistica in modo da poter individuare il quadro clinico della dermatite e instaurare una strategia terapeutica efficace per ogni singolo paziente.

In particolare le tipologie di dermatite sono:

Si può parlare di dermatite da stress?

Lo stress è un fattore aggravante e peggiorativo di una grande quantità di patologie infiammatorie della cute, tra cui varie forme di dermatite. Non è quindi corretto definire lo stress come l’unica causa scatenante della dermatite: sarebbe più corretto parlarne come di una concausa.

Momenti di tensione psicofisica, come possono essere per esempio fasi di grande impegno lavorativo o scolastico, possono concorrere a un’esacerbazione di malattia e a un peggioramento dei sintomi associati a diversi quadri di dermatite.

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Come funziona la terapia con i radiofarmaci?
Data articolo:Thu, 21 May 2026 13:07:05 +0000

Le radiazioni ionizzanti trovano impiego nella medicina nucleare sia a scopo diagnostico sia terapeutico. L’utilizzo dei radiofarmaci permette un’azione mirata, utile per studiare la funzionalità di organi e tessuti e per eliminare selettivamente le cellule patologiche, sia in ambito oncologico sia in quello non oncologico. I radiofarmaci possono essere di vario tipo e a occuparsi della scelta del radiofarmaco adatto alla patologia e alle condizioni cliniche del paziente è il medico specialista in medicina nucleare.

Ne parliamo con la professoressa Laura Evangelista, dell’Unità di Medicina Nucleare presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.

Chi può curarsi con i radiofarmaci?

La terapia con radiofarmaci è indicata oggi per pazienti con patologie come:

  • tumore differenziato della tiroide
  • tumore metastatico della prostata resistente alle terapie sistemiche come ormonoterapia e chemioterapia
  • tumore neuroendocrino metastatico.

Come prepararsi alla terapia con i radiofarmaci?

La preparazione per la terapia con i radiofarmaci varia in base al tipo di radiofarmaco che deve essere somministrato. Per esempio, ai pazienti che devono eseguire un trattamento per patologia della tiroide viene in genere richiesto di presentarsi a digiuno o di seguire specifiche indicazioni fornite in fase di vista dallo specialista in medicina nucleare.

Per i pazienti che devono sottoporsi a terapia nucleare per tumori neuroendocrini o per patologie prostatiche, non ci sono indicazioni precise da seguire. In ogni caso, il paziente riceverà tutte le informazioni da parte dello specialista per prepararsi al meglio al trattamento.

Come funziona la terapia con i radiofarmaci?

La terapia con i radiofarmaci viene in genere eseguita per via endovenosa ma, in un numero limitati di casi, può essere eseguita anche mediante somministrazione orale. La modalità di esecuzione della terapia dipende sia dal tipo di trattamento, sia dal tipo di patologia.

Per il trattamento di tumori maligni della prostata e tumori neuroendocrini è previsto un ricovero ordinario per una terapia per via endovenosa presso Centri specializzati in medicina nucleare. Nel tumore maligno della tiroide è prevista una ricovera ordinario dopo assunzione di una compressa per via orale. In caso, invece, di patologia benigna della tiroide, la somministrazione avviene per via orale ed il paziente può dimesso nel corso della stessa giornata.

La terapia con i radiofarmaci ha effetti collaterali?

Gli effetti collaterali associati alla somministrazione di radiofarmaci a scopo terapeutico sono molto limitati e possono comportare alterazioni a carico del sangue, della funzionalità renale ed epatica.

Si tratta, in genere, di effetti collaterali identificabili precocemente dal medico e gestibili in modo semplice e in un arco di tempo piuttosto breve.

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Frattura dell’omero prossimale: sintomi e cura
Data articolo:Thu, 21 May 2026 12:18:34 +0000

L’omero è l’osso del braccio che si estende dal gomito fino alla spalla. La sua estremità superiore, grazie alla testa omerale, si articola con la cavità glenoidea della scapola, formando l’articolazione scapolo-omerale, comunemente nota come spalla.

La porzione più vicina al gomito è chiamata epifisi distale, la parte centrale è la diafisi omerale, mentre la zona superiore prende il nome di epifisi prossimale.

La frattura, in base alla parte dell’osso coinvolta, si distingue in:

  • frattura dell’estremità prossimale, a carico della testa e del collo omerale, vicino alla spalla;
  • frattura dell’estremità distale, a carico della regione della troclea e dei condili omerali, vicino al gomito;
  • frattura del corpo dell’omero, che interessa la parte “lunga”, non articolare, dell’osso.

Quali sono i sintomi della frattura dell’omero prossimale e come viene trattata? Ne parliamo con il dottor Lorenzo Di Mento, Responsabile dell’Unità Operativa di Traumatologia presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.

Frattura dell’omero prossimale: che cos’è e quali sono le cause

La frattura dell’omero prossimale è piuttosto comune nelle persone anziane, in particolare nelle donne con osteopenia o osteoporosi, spesso dopo una caduta.

Può però verificarsi a qualsiasi età in seguito a incidenti o traumi diretti alla spalla.

A seconda della fragilità ossea (comune nell’anziano) e del tipo di caduta, la frattura coinvolgente l’omero prossimale può essere più o meno grave. In alcuni casi può associarsi la contemporanea lussazione della spalla, rendendo il quadro clinico più grave ed il trattamento più urgente.

Frattura dell’omero: sintomi

I sintomi di una frattura dell’omero variano a seconda del tipo di frattura, ma in genere includono:

  • Dolore e deformità
  • Gonfiore/ecchimosi
  • Incapacità di muovere l’arto
  • Perdita dell’uso normale del braccio con eventuale compromissione nervosa
  • Ferita con eventuale fuoriuscita dell’osso dalla pelle (in caso di frattura esposta).

In presenza di dolore, gonfiore e limitata funzionalità dell’arto dopo una caduta, è consigliabile immobilizzare l’estremità, applicare del ghiaccio e rivolgersi al Pronto Soccorso per una valutazione ortopedica.

Frattura dell’omero prossimale: come si fa la diagnosi?

La diagnosi viene effettuata dallo specialista ortopedico, che potrà prescrivere l’esecuzione di una radiografia come esame di primo livello; successivamente potrebbe rendersi necessaria una Tomografia Computerizzata (TAC), per eseguire la corretta diagnosi e pianificare l’eventuale trattamento chirurgico.

Frattura dell’omero prossimale: i trattamenti

Nel caso di una frattura composta, e dunque ben allineata, il trattamento prevede l’immobilizzazione del braccio con un tutore specifico (tasca reggibraccio con fascione) o una fasciatura coprente arto e petto (bendaggio Desault), utile a sostenere l’arto e ridurre il dolore durante la guarigione ossea.

Il trattamento chirurgico può invece essere necessario in caso di fratture scomposte (soprattutto in varo) della testa omerale. Nel giovane il trattamento chirurgico prevede quasi sempre la riduzione e sintesi della frattura, anche quando la scomposizione è maggiore. Nell’anziano invece, soprattutto in caso di comminuzione della frattura o ridotto bone stock residuo della testa omerale fratturata, si privilegia la sostituzione protesica.


Visita ortopedica – frattura spalla

La visita ortopedica per la frattura della spalla serve a valutare la lesione della stessa, pianificare il trattamento adeguato e monitorare il processo di guarigione.

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Dermatite da contatto: allergica o irritativa?
Data articolo:Wed, 20 May 2026 14:06:21 +0000

La dermatite da contatto è una patologia dovuta a una reazione allergica della pelle provocata dal contatto con determinate sostanze responsabili della risposta immunologica dell’organismo. La reazione infiammatoria della dermatite da contatto è in genere improvvisa e comporta l’insorgenza di chiazze rosse, vescicole, croste e desquamazione, con un prurito più o meno intenso. La dermatite da contatto può essere allergica, se provocata da allergeni, oppure irritativa, se è provocata da sostanze irritanti.

Ne parliamo con il dottor Mario Valenti, dermatologo presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.

Dermatite da contatto: allergica o irritativa?

La dermatite da contatto può essere di tipo allergico o irritativo. La dermatite allergica da contatto è provocata da sostanze allergizzanti, che nelle persone non allergiche non danno origine a reazioni sintomatiche, mentre la dermatite irritativa da contatto è causata da sostanze irritanti come detergenti o solventi.

La principale differenza tra i due tipi di dermatiti da contatto, da un punto di vista diagnostico, riguarda l’insorgenza dei sintomi: le sostanze irritanti, infatti, determinano un quadro di dermatite sin dal primo contatto. Quando si parla di dermatite allergica da contatto, invece, lo sviluppo dei sintomi avviene in un momento successivo a una preliminare sensibilizzazione all’allergene.

Dermatite allergica da contatto: gli esami per la diagnosi

La diagnosi di dermatite allergica da contatto si basa sulla visita specialistica, durante la quale lo specialista valuta le manifestazioni fisiche della patologia e su un esame, il patch test.

Il patch test comporta l’utilizzo di specifici cerotti infusi di allergene che vengono applicati sulla schiena del paziente e rimossi dopo circa 3 giorni. Al momento della rimozione, il medico valuta le condizioni della cute sottostante per individuare eventuali reazioni allergiche specifiche.

Il patch test è fondamentale sia perché consente di distinguere un eventuale quadro di dermatite irritativa da un quadro di forme allergiche, sia perché consente di valutare quale sia la terapia più adeguata in base all’allergene coinvolto.

Dermatite allergica da contatto: come si cura

Il trattamento della dermatite allergica da contatto si basa principalmente sulla prevenzione dal contatto con lo specifico allergene e con una terapia a base di farmaci cortisonici.

La terapia farmacologica cortisonica è locale se la sintomatologia è lieve o sistemica se la dermatite è più grave. In presenza di sintomatologia pruriginosa, inoltre, si può intervenire con terapie antistaminiche per bocca.

Dermatite irritativa da contatto: cosa fare?

La dermatite irritativa da contatto si manifesta quando si utilizzano prodotti a base di sostanze molto aggressive, anche in maniera ripetuta nel tempo. Per prevenire l’insorgenza di dermatite irritativa bisogna quindi evitare l’utilizzo delle sostanze che la provocano. Nelle forme acute di dermatite possono essere prescritte terapie cortisoniche sistemiche per brevi cicli.

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Tumori della tiroide: che cos’è la terapia radiometabolica
Data articolo:Wed, 20 May 2026 13:07:19 +0000

La terapia radiometabolica per il tumore tiroideo è una terapia a base di radioiodio, un isotopo radioattivo dello iodio (iodio-131), che si concentra nelle cellule tiroidee distruggendole grazie al suo effetto citotossico. La terapia radiometabolica viene utilizzata come terapia adiuvante post-intervento chirurgico di tiroidectomia oppure in fase di malattia metastatica.

Ne parliamo con il dottor Marcello Rodari, Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Nucleare presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.

Come funziona la terapia radiometabolica?

Il paziente che deve sottoporsi a terapia radiometabolica viene ricoverato per 2-3 notti in una stanza dedicata, schermata secondo le normative vigenti. Il primo giorno di ricovero il paziente si sottopone a esami del sangue e assume per via orale una capsula con iodio 131 secondo un dosaggio prestabilito; l’ultimo giorno di ricovero viene eseguita una scintigrafia total body per la valutazione della biodistribuzione. La scintigrafia è un esame che mostrando dove si distribuisce il radioiodio, consente di individuare eventuali residui tiroideo o eventuali ulteriori localizzazioni di malattia.

È fondamentale affidarsi a Centri specializzati in questa patologia, in cui il paziente viene preso in carico da un team multidisciplinare in cui collaborano specialisti in oncologia, endocrinologia, radioterapia, medicina nucleare e chirurgia, in modo da poter seguire le necessità cliniche in tutti i loro aspetti.

La terapia radiometabolica ha effetti collaterali?

La terapia radiometabolica può associarsi a effetti collaterali precoci e tardivi.

Gli effetti collaterali precoci si risolvono fisiologicamente entro pochi giorni o settimane e in genere comprendono:

Gli effetti collaterali tardivi sono molto rari e interessano soprattutto pazienti con malattia metastatica che devono sottoporsi a più cicli di terapia con dosi elevate di radioiodio. Comprendono:

  • fibrosi polmonare in pazienti con diffusa metastatizzazione polmonare di malattia
  • aplasia midollare in pazienti con grave compromissione di malattia scheletrico-midollare
  • comparsa di altri tumori in particolare del tratto gastro-intestinale.

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Attenzione alle telefonate sospette
Data articolo:Fri, 15 May 2026 06:49:12 +0000

Sono stati segnalati, nell’area di Milano, episodi di telefonate da parte di soggetti che si presentano come operatori o incaricati di strutture sanitarie, richiedendo informazioni personali o relative alle abitudini domestiche.

È importante prestare la massima attenzione e non fornire dati personali, informazioni sensibili o dettagli sulla propria presenza in casa a interlocutori di cui non sia possibile verificare con certezza l’identità.

In caso di dubbi, si raccomanda di interrompere la conversazione e contattare direttamente la propria struttura sanitaria di riferimento attraverso i canali ufficiali. Qualora si ritenga di essere stati coinvolti in un episodio sospetto, si invita inoltre a rivolgersi alle autorità competenti.


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A cura di mmaestri
Acne in estate: come averne cura
Data articolo:Wed, 13 May 2026 10:47:44 +0000

L’acne è un disturbo a carico della cute che comporta l’infiammazione dei follicoli piliferi e delle loro ghiandole sebacee. Interessa in particolare la pelle di viso, collo, torace e dorso e provoca lesioni cutanee come punti neri e punti bianchi (comedoni), pustole e papule fino ad arrivare, nei casi più severi, allo sviluppo di cisti e noduli con esiti cicatriziali e macchie persistenti nel tempo.

L’acne può essere provocata da vari fattori, tra cui l’alterazione del processo di formazione dello strato cutaneo, l’aumento della produzione di sebo e lo sviluppo di infiammazioni e infezioni batteriologiche.

Le persone interessate da acne si possono trovare a dover gestire il disturbo in varie situazioni quotidiane, in particolare in estate, quando si passa più tempo sotto il sole e ci si può trovare a contatto con l’acqua del mare.

Ne parliamo con la dottoressa Alessandra Narcisi, dermatologa presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.

Il sole fa bene all’acne o è da evitare?

L’esposizione alla luce solare nei mesi in cui è più intensa va valutata da persona a persona in base alla fase in cui si trova l’acne. Se la cute è particolarmente infiammata, infatti, si dovrebbe evitare di prendere direttamente il sole prima di aver disinfiammato l’area acneica con un’opportuna terapia.

Se, invece, l’acne si trova in una fase stabile, la luce solare potrebbe essere d’aiuto, utilizzando però una protezione solare adeguata (50 SPF), non comedogenica e specifica per pelli acneiche, perché non deve occludere i pori, ed evitando anche di esporsi al sole nelle ore centrali della giornata. Un’esposizione eccessiva, infatti, può provocare l’ipercheratinizzazione della pelle, con un ispessimento degli strati cutanei superficiali e un aumento dell’infiammazione.

Acne e acqua di mare

L’acqua di mare non fa male alla pelle acneica e, anzi, può contribuire a disinfiammare lesioni particolarmente infiammate o pustolose. Questo aspetto dipende però sia dalla salinità dell’acqua, sia dalla sua pulizia. In generale, dopo il bagno al mare, è consigliato risciacquare la pelle, con particolare attenzione al volto.

Acne: ci si può truccare?

Per quanto riguarda i cosmetici, sebbene non sia stata ancora stabilita una correlazione diretta tra il loro uso e il peggioramento dell’acne, è importante, in particolare durante l’adolescenza, utilizzare trucchi non comedogenici, così da non occludere ulteriormente i pori della pelle ed evitare l’insorgenza di nuove lesioni infiammatorie. Bisogna anche evitare make-up a più strati e di andare a dormire senza aver prima struccato il viso. È infatti importante detergere la pelle sia di mattino, quando ci si sveglia, sia di sera prima di andare a dormire.

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A cura di mmaestri
Cosa sono e a cosa servono le paratiroidi?
Data articolo:Wed, 13 May 2026 10:21:26 +0000

Le paratiroidi sono quattro piccole ghiandole tipicamente situate in prossimità della tiroide. La loro funzione principale è la regolazione della calcemia, garantendo il mantenimento di livelli adeguati di calcio nell’organismo. Alterazioni in eccesso o in difetto di questo equilibrio possono determinare conseguenze cliniche significative, rendendo le paratiroidi indispensabili per l’omeostasi generale.

Ne parliamo con il professor Andrea Lania, responsabile dell’Unità di Endocrinologia e Diabetologia presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.

A cosa servono le paratiroidi

Le paratiroidi svolgono un ruolo centrale nella regolazione del metabolismo del calcio, del fosforo e della vitamina D. Attraverso la secrezione dell’ormone paratiroideo (PTH), agiscono su rene, osso e intestino, modulando l’assorbimento e l’escrezione di questi substrati in funzione delle necessità dell’organismo. L’azione del PTH è essenziale per il mantenimento dell’omeostasi minerale e per la salute ossea, muscolare e cardiovascolare.

Un’iperattività delle paratiroidi determina l’iperparatiroidismo. Nella forma primitiva, l’ipersecrezione dell’ormone paratiroideo è causata dalla trasformazione adenomatosa di una o più ghiandole: gli adenomi paratiroidei, tumori benigni, producono ormone paratiroideo in modo autonomo e incontrollato, determinando ipercalcemia. Le conseguenze di questo squilibrio possono includere riduzione della densità minerale ossea e osteoporosi; nei casi più severi, l’ipercalcemia può causare aritmie cardiache, alterazioni neurologiche e nefrolitiasi, quest’ultima conseguente al sovraccarico di calcio filtrato a livello renale.

Come avviene la diagnosi di iperparatiroidismo primitivo?

Il riscontro di ormone paratiroideo elevato è di per sé semplice sul piano delle analisi di laboratorio, ma la sua interpretazione richiede maggiore attenzione: l’incremento dell’ormone paratiroideo, infatti, non è necessariamente espressione di un’alterazione primitiva delle paratiroidi, potendo essere secondario a deficit di vitamina D, ipocalcemia o ad altre condizioni patologiche.

Una volta confermata la diagnosi di iperparatiroidismo primitivo mediante esami ematochimici e urinari, è necessario localizzare l’eventuale adenoma. Questa fase può risultare complessa: le ghiandole patologiche possono essere di piccole dimensioni e collocarsi in sedi difficilmente accessibili, come la regione retrotiroidea o il mediastino superiore. L’ecografia del collo rappresenta il primo approccio strumentale; nei casi più complessi si ricorre alla scintigrafia con sestamibi o alla PET con traccianti specifici.

Come si cura l’iperparatiroidismo?

In presenza di ipercalcemia grave o di complicanze quali insufficienza renale, nefrolitiasi, osteoporosi o ipercalciuria significativa, il trattamento di elezione è la paratiroidectomia chirurgica. L’intervento deve essere affidato a chirurghi con specifica esperienza in chirurgia cervico-endocrina.

Nei pazienti in cui la chirurgia è controindicata per le condizioni generali, è possibile ricorrere a una terapia farmacologica con calcio-mimetici. Questi farmaci agiscono simulando l’effetto del calcio sul recettore sensibile al calcio delle cellule paratiroidee, riducendo la secrezione di ormone paratiroideo e controllando la calcemia. Pur rappresentando un’opzione terapeutica efficace nel breve termine, questo approccio non garantisce la risoluzione definitiva delle complicanze d’organo a lungo termine.

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A cura di mmaestri
Prelievi ed esami a domicilio: il servizio HumanitasHome
Data articolo:Tue, 12 May 2026 12:48:04 +0000

Con il servizio di prestazioni sanitarie HumanitasHome si conferma l’impegno di Humanitas di garantire, in forma privata, continuità assistenziale, comfort e sicurezza ai pazienti, anche al domicilio. Il servizio, attivo nelle aree di Milano, Bergamo e Varese, offre la continuità delle cure permettendo a chi non può recarsi in ospedale di ridurre gli spostamenti necessari e mantenere un percorso personalizzato. Tutte le prestazioni sono eseguite da personale sanitario qualificato e con rispetto delle norme igienico-sanitarie e dei protocolli clinici anche al domicilio del paziente.

A quali pazienti si rivolge HumanitasHome?

HumanitasHome è un servizio privato utile per tutti quei pazienti ambulatoriali che hanno bisogno di continuità nei controlli ma che hanno difficoltà a recarsi in ospedale. Per esempio persone con difficoltà di deambulazione, in convalescenza post-ricovero, persone anziane o fragili, o pazienti cronici, ma anche chi per qualsiasi altro motivo ha difficoltà a raggiungere la sede ospedaliera. Tutti gli interventi di HumanitasHome sono personalizzati sulle esigenze del singolo paziente e di eventuali caregiver.

Le prestazioni sanitarie HumanitasHome comprendono un’alta gamma di servizi, tra cui prelievi e analisi di laboratorio ed esami diagnostici come quelli radiologici, rivolti a pazienti in fase acuta o cronica, anche in cura presso un centro diverso da Humanitas, ma che hanno necessità di eseguire determinati esami. La refertazione è rapida e i referti vengono caricati nella cartella clinica Humanitas, restando a disposizione del paziente e del medico specialista.

Come funziona HumanitasHome?

Accedendo all’App Humanitas con te o al sito www.humanitasconte.it è possibile consultare le disponibilità e prenotare il proprio appuntamento a domicilio.

Una volta collegati alla homepage del portale www.humanitasconte.it bisogna:

  1. Cliccare su “A CASA”
  2. Selezionare il comune di interesse, il domicilio e la prestazione che si desidera prenotare
  3. Scegliere data e fascia oraria (è possibile selezionare la fascia oraria, l’orario esatto viene comunicato il giorno precedente l’appuntamento con un contatto telefonico/SMS)

Il sistema, a prenotazione conclusa, invia automaticamente una e-mail con i dettagli dell’appuntamento. Per eventuali chiarimenti successivi alla prenotazione, è possibile contattare il numero 0282248224, attivo da lunedì a venerdì dalle 8:00 alle 19:00 e il sabato dalle 8:00 alle 13:00.

HumanitasHome è un servizio erogato in regime privato.

Prelievi a domicilio: come funzionano?

HumanitasHome offre un servizio di prelievi a domicilio eseguiti da infermieri abilitati, che seguono direttamente a casa del paziente le stesse procedure che si adottano nei punti prelievi autorizzati, con provette e materiali diagnostici trasportati nel rispetto dei requisiti di sicurezza, sia per quanto riguarda le modalità che i tempi. L’analisi viene successivamente eseguita nel Laboratorio Analisi di Humanitas.

Prenotando l’esame ematico è anche possibile eseguire l’esame delle urine: basta infatti prenotare l’esame ematico e si verrà ricontattati da un operatore Humanitas che chiederà il dettaglio delle prestazioni richieste.

In questo caso, è possibile ritirare l’apposito contenitore sterile presso il Punto Prelievi di Humanitas portando con sé l’impegnativa/prenotazione.

I prelievi a domicilio si eseguono al mattino e il paziente deve digiunare dalla sera precedente l’esame (si può bere acqua). Se si assume una terapia farmacologica quotidiana bisogna consultare il medico per avere indicazioni su eventuali modifiche nell’assunzione del farmaco.

Al prelievo ematico si può accedere anche con ricetta medica SSN e con pagamento a parte del servizio di prestazione a domicilio.

Radiografia a domicilio: come si esegue?

Con HumanitasHome è possibile eseguire radiografie a domicilio di: addome, anca, avambraccio, bacino, clavicola, cranio, femore, gamba, ginocchio, mano, gomito, ossa nasali, piede/caviglia, polso, rachide (colonna) cervicale, dorsale, lombosacrale, sacrococcigea, spalla, sterno, torace.

La radiografia dura 30-40 minuti circa e viene eseguita da un tecnico radiologo con strumentazione portatile e un collega in supporto. La strumentazione può essere installata anche in spazi ridotti e per pazienti anche in sedia a rotelle o allettati, e l’installazione è molto rapida. Inoltre, non è richiesta una preparazione specifica per il paziente prima di eseguire la radiografia.

Le radiazioni ricevute dal paziente durante la radiografia domiciliare, sono analoghe a quelle di una radiografia eseguita in sede ospedaliera. Non bisogna temere il rischio di contaminazione ambientale perché l’attrezzatura portatile consente di non contaminare l’ambiente, non comportando così rischi né per il paziente né per altre persone presenti al domicilio. Inoltre il tecnico radiologo ha a disposizione dispositivi di protezione individuale per il paziente e per sé stesso.

Nonostante il servizio HumanitasHome sia privato, per prenotare la radiografia a domicilio bisogna avere una prescrizione medica del proprio medico di medicina generale o di uno specialista.

ECG a domicilio: come si esegue?

Con HumanitasHome è possibile eseguire l’elettrocardiogramma (ECG) a domicilio, in regime privato.

L’esame viene eseguito da un operatore sanitario che si presenta all’indirizzo indicato in fase di prenotazione con la strumentazione necessaria. Nel giro di pochi minuti installa i macchinari, anche negli spazi più ridotti, per realizzare l’ECG. Il paziente può trovarsi a letto, sul divano, su una sedia a rotelle, in piedi o seduto su una sedia, a seconda delle sue condizioni.

L’ECG a domicilio non richiede una preparazione specifica da parte del paziente e ha una durata molto contenuta. La strumentazione portatile utilizzata garantisce la stessa qualità diagnostica di un esame eseguito in sede ospedaliera, senza comportare rischi né per il paziente né per le altre persone presenti al domicilio.

Nonostante il servizio HumanitasHome sia privato, per prenotare l’ECG a domicilio è necessaria una prescrizione medica del proprio medico di medicina generale o di uno specialista.

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A cura di mmaestri
Curarsi con l’intelligenza artificiale: Humanitas al Festival dell’Economia di Trento
Data articolo:Mon, 11 May 2026 08:39:50 +0000

Si terrà dal 20 al 24 maggio la ventunesima edizione del Festival dell’Economia di Trento dal titolo “Dal mercato ai nuovi poteri. Le speranze dei giovani”. Un titolo che mette a confronto gli scenari della geopolitica e le speranze dei giovani di fronte a paure e incertezze.

Il tema verrà declinato su 14 filoni, tra i quali anche medicina, salute e sanità. Il Festival vede la partecipazione dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas, con la presenza del professor Andrea Laghi, Direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini.

Il panel, intitolato “Curarsi con l’intelligenza artificiale”, sarà il 22 maggio 2026 dalle 14:30 alle 15:15 presso la Camera di Commercio – Sala Calepini. Insieme al prof Laghi ci saranno Domenico Mantoan, amministratore delegato dell’ospedale P. Pederzoli, Peschiera del Garda; Chiara Sgarbossa, direttrice degli osservatori sanità digitale e life science innovation Politecnico di Milano.

Intelligenza artificiale e medicina

L’intelligenza artificiale è già ampiamente utilizzata in medicina, soprattutto in ambito diagnostico: è quella integrata direttamente nei macchinari di Imaging che consente, per esempio, di ridurre le dosi di radiazioni, ottimizzare la qualità delle immagini e i tempi di acquisizione e standardizzare i percorsi, rendendoli sempre più riproducibili.

Si sta poi affermando un’intelligenza artificiale che affianca il medico radiologo nella lettura delle immagini e nella refertazione, contribuendo a migliorare l’accuratezza e l’efficienza del lavoro clinico.

“Se l’AI consente di rendere più efficienti sia l’imaging sia il percorso del paziente, ogni introduzione di soluzioni di intelligenza artificiale in medicina deve essere attentamente valutata. Per questo è fondamentale il coinvolgimento di team multiprofessionali – che includano oltre ai clinici, anche ingegneri ed esperti di data analysis – in grado di analizzare l’adozione delle tecnologie in base al contesto specifico. È altrettanto importante rivalutare i sistemi una volta implementati, per verificarne l’efficacia rispetto alle esigenze cliniche e i benefici in termini di qualità delle cure e sostenibilità dei processi”, spiega il prof Laghi.

Per saperne di più:


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A cura di mmaestri
Nevralgia del trigemino: ci sono rimedi per alleviare il dolore?
Data articolo:Fri, 08 May 2026 08:24:26 +0000

La nevralgia del trigemino è un’infiammazione dolorosa del nervo trigemino, il quinto nervo cranico. Il trigemino è costituito da tre branche: la branca oftalmica, la branca mascellare e la branca mandibolare. La nevralgia è in genere monolaterale e interessa una delle branche del nervo.

La nevralgia del trigemino può essere di origine infiammatoria, virale oppure associata a un forte stress: in base alle cause è possibile valutare il trattamento più adatto per alleviare il dolore.

Ne parliamo con la dottoressa Vanessa Rossi, dell’Unità di Otorinolaringoiatria presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.

I sintomi della nevralgia del trigemino

Il sintomo caratteristico della nevralgia del trigemino è un dolore monolaterale di tipo urente, molto acuto e intenso. La sua durata può essere variabile, da pochi secondi a qualche minuto, e tende a ripetersi nell’arco di uno o più giorni. Se non trattato immediatamente, il dolore tende a cronicizzarsi e a diventare fisso e persistente.

Nevralgia del trigemino: quali sono le cause?

Le cause della nevralgia del trigemino sono principalmente infiammatorie o virali. Spesso, tuttavia, la patologia può insorgere anche senza associazione ad altri eventi morbosi (causa idiopatica).

La nevralgia del trigemino può inoltre risultare associata anche allo stress, che non è però considerato un evento scatenante ma aggravante. In particolare, il dolore provocato dalla nevralgia tende a generare ansia in chi ne è interessato e, inoltre, il disturbo tende a irradiarsi ai nervi masticatori per cui la persona è portata serrare maggiormente i muscoli del volto, aggravando così il dolore stesso.

La diagnosi della nevralgia del trigemino

La diagnosi e la terapia della nevralgia del trigemino sono di competenza neurologica, ma possono essere espresse anche dallo specialista otorinolaringoiatra, in particolare quando la diagnosi è differenziale rispetto ad altre patologie. Il dolore al volto caratteristico della nevralgia del trigemino, infatti, può essere anche sintomo di patologie diverse, come quelle dell’articolazione temporo-mandibolare, le infiammazioni locali, o, nei casi più gravi, patologie tumorali.

Quali sono i rimedi per alleviare il dolore?

Il trattamento della patologia varia in base alla causa sottostante e può comportare l’assunzione di farmaci antinfiammatori, farmaci antivirali o, quando la nevralgia è idiopatica, farmaci anticonvulsivanti. In quest’ultimo caso si tratta di una terapia specifica prescritta esclusivamente dallo specialista neurologo.

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A cura di mmaestri
Hantavirus: cos’è e i sintomi
Data articolo:Thu, 07 May 2026 14:45:14 +0000

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 2 maggio 2026, ha segnalato un focolaio di gravi patologie respiratorie su una nave da crociera. Dalle analisi di laboratorio è emerso che si tratta di infezioni da hantavirus, alcuni casi sono già confermati, altri sono al momento sospetti.

Che cos’è l’hantavirus, come si prende e quali sono i sintomi? Ne parliamo con il prof Michele Bartoletti, Responsabile di Malattie infettive presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.

Hantavirus cos’è e come si prende

La malattia da hantavirus è una zoonosi, ovvero un’infezione virale che si trasmette dall’animale all’uomo. Gli hantavirus, virus appartenenti alla famiglia Hantaviridae, infettano i roditori, ma solo alcuni di loro sono noti per la trasmissione dell’infezione alla specie umana. 

La trasmissione dell’infezione avviene mediante contatto con urina, escrementi o saliva di roditori infetti; meno frequentemente il contagio può avvenire tramite morso di animale infetto. Corrono un maggior rischio le persone che lavorano in agricoltura o in ambito forestale e attività che possono esporre al contatto con i roditori, come la pulizia di ambienti chiusi e poco ventilati o la permanenza in ambienti infestati da roditori

Hantavirus: i sintomi

Nell’uomo i sintomi in genere compaiono dopo 1-8 settimane dal contagio e includono:

Si distinguono due forme principali di malattia:

  • sindrome polmonare da hantavirus (HCPS): causata dai virus presenti in Nord, Sud e Centro America. Si manifesta con tosse, difficoltà respiratorie, accumulo di liquido nei polmoni e shock. In particolare, il virus Andes è responsabile di una trasmissione da uomo a uomo tra contatti stretti e prolungati;
  • febbre emorragica con sindrome renale emorragica (HFRS): causata da virus presenti in Europa e Asia. Si manifesta con pressione bassa, disturbi della coagulazione e insufficienza renale.

La trasmissione da persona a persona è stata finora documentata solo per il virus Andes nelle Americhe ed è rara. Quando si verifica, risulta associata a contatti stretti e prolungati e sembra più probabile in fase iniziale di malattia.

Hantavirus: come si fa la diagnosi?

La diagnosi precoce di un’infezione da hantavirus non è sempre semplice: i sintomi infatti sono comuni ad altre condizioni, come influenza, raffreddore, COVID-19, polmonite virale, dengue.

Risulta dunque necessaria un’anamnesi accurata che tenga conto dei rischi professionali e ambientali, dell’eventuale esposizione a roditori, ai viaggi effettuati.

La diagnosi si avvale di analisi di laboratorio per la ricerca di anticorpi specifici per l’hantavirus o valori crescenti di IgG e di indagini molecolari come la reazione a catena della polimerasi con trascrittasi inversa (RT-PCR) in fase acuta di malattia, quando l’RNA del virus (l’acido nucleico che ne contiene le informazioni genetiche essenziali per la replicazione) può essere rilevato nel sangue.

Hantavirus: come si cura l’infezione?

Non esiste un trattamento antivirale specifico, la terapia è volta al miglioramento dei sintomi e alla gestione delle complicanze presenti, di natura respiratoria, cardiaca o renale.

Non si dispone nemmeno di un vaccino, pertanto la prevenzione passa attraverso la diminuzione del rischio di contagio e dunque di contatto tra roditori e persone.

In presenza di un focolaio di malattia o di epidemia sono necessari l’identificazione e l’isolamento dei casi sospetti e confermati, il monitoraggio dei contatti stretti e le regole standard di prevenzione delle infezioni (igiene delle mani, uso delle mascherine, distanziamento).

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A cura di mmaestri
Medicina nucleare: cosa sono i radiofarmaci?
Data articolo:Thu, 07 May 2026 10:49:38 +0000

La medicina nucleare utilizza radiazioni ionizzanti per finalità diagnostiche e terapeutiche. Si occupa quindi sia dell’indagine funzionale di tessuti e organi del corpo, sia, in fase di terapia, di varie patologie di tipo oncologico e non oncologico. I radiofarmaci hanno un’azione mirata grazie alla quale possono concentrarsi su aree specifiche e distruggere le cellule malate.

Ne parliamo con la professoressa Laura Evangelista, dell’Unità di Medicina Nucleare presso l’IRCCS Istituto Humanitas di Rozzano.

Cosa sono i radiofarmaci?

I radiofarmaci sono sostanze leggermente radioattive che vengono impiegate sia in fase di diagnosi, sia per curare la malattia. I radiofarmaci sono infatti marcati con una lieve quantità di radioattività in grado di concentrarsi in modo mirato su tessuti specifici.

In questo modo è possibile identificare i processi di funzionamento degli organi, come il rene o il cuore (per esempio per valutare la perfusione del cuore), ma anche di identificare i bersagli presenti a livello cellulare che servono per avere diagnostiche e terapie ad alta precisione.

Come funzionano i radiofarmaci?

I radiofarmaci si somministrano nella maggior parte dei casi per via endovenosa, ma ci sono, anche se in misura minore, alcuni radiofarmaci che possono essere somministrati per via orale. I radiofarmaci somministrati per via endovenosa vengono in genere utilizzati a scopo diagnostico e, in alcuni casi, anche a scopo terapeutico.

A valutare il radiofarmaco adeguato alla condizione clinica del singolo paziente è lo specialista in medicina nucleare che, in fase di visita, raccoglie le informazioni sulle patologie e la storia clinica del paziente e accerta l’assenza di controindicazioni per l’uso di sostanze radiomarcate.

Chi può curarsi con i radiofarmaci?

Oggi i radiofarmaci a scopo terapeutico sono disponibili per i pazienti interessati da tumore differenziato della tiroide e da tumore metastatico della prostata che non hanno risposto in precedenza a trattamenti sistemici (quindi trattamenti che interessano la totalità dell’organismo), oppure in pazienti con tumore neuroendocrino in fase di malattia metastatica.

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A cura di mmaestri
L’Azalea della Ricerca di AIRC per la salute femminile
Data articolo:Wed, 06 May 2026 14:17:07 +0000

Come ogni anno torna nelle piazze d’Italia l’Azalea della Ricerca di Fondazione AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul cancro). L’appuntamento è domenica 10 maggio, come sempre in corrispondenza con la Festa della Mamma. Per contribuire a sostenere i ricercatori AIRC nello studio dei principali tipi di tumore che interessano la popolazione femminile, si potrà trovare l’Azalea della Ricerca anche presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas giovedì 7 maggio e venerdì 8 maggio.

Come ogni anno, sono migliaia i volontari AIRC presenti nelle 4000 piazze italiane per distribuire 600.000 Azalee della Ricerca, a fronte di una donazione minima di 18 euro per supportare la Ricerca sui tumori che colpiscono la popolazione femminile. Con l’Azalea si riceve anche una pubblicazione speciale di Fondazione AIRC, che approfondisce le differenze nello sviluppo dei tumori e della risposta dell’organismo tra popolazione femminile e popolazione maschile, con utili indicazioni di prevenzione.

Per tutti coloro che sono impossibilitati a raggiungere le sedi ospedaliere o le piazze in cui si svolge l’iniziativa, è possibile ordinare l’Azalea della Ricerca anche tramite Amazon.it, ricevendola così direttamente al proprio domicilio. Ulteriori informazioni a questo link.

La storia della testimonial 2026

A raccontare l’impatto della Ricerca sulla vita di tante persone è Eleonora, a cui a 23 anni è stata diagnosticata una leucemia linfoblastica acuta. A seguito di chemioterapia e radioterapia, Eleonora ha eseguito l’intervento di trapianto di midollo, donato dalla sorella Federica, e fa riferimento ai progressi della Ricerca scientifica che le hanno permesso di riappropriarsi della propria vita.

I dati dei tumori nella popolazione femminile

Nel 2025 sono state circa 179.800 le nuove diagnosi di cancro per la popolazione femminile. I dati AIRTUM indicano una particolare incidenza per:

I progressi nella Ricerca

I progressi nella ricerca scientifica hanno consentito negli anni un aumento delle diagnosi precoci, con l’utilizzo di una strumentazione all’avanguardia, oltre a terapie mirate e con meno effetti collaterali e tecniche chirurgiche meno invasive. Le percentuali di guarigione sono differenti da tumore a tumore e la diagnosi precoce è uno strumento fondamentale per aumentare l’efficacia delle cure.

I fondi dell’Azalea della Ricerca

Le risorse raccolte dal 1984 ad oggi con l’Azalea della Ricerca hanno permesso di avere a disposizione importanti fondi per garantire la continuità nella Ricerca e nel lavoro di tutti gli specialisti e ricercatori impegnati nello studio e trattamento dei principali tumori a carico della popolazione femminile. L’Azalea della Ricerca contribuisce anche alla prevenzione, informando la popolazione sulle innovazioni della ricerca oncologica, i percorsi di diagnosi e i trattamenti.

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A cura di mmaestri


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